La rivoluzione dell’iperconvergenza: Digital4Executive intervista Giorgio Ghiglia, Top Customers Sales Executive di PRES

Giorgio Ghiglia spiega perché nell’infrastruttura dei data center è in corso un cambiamento di paradigma ancora più importante di quanto avvenuto in passato con la virtualizzazione dei server.

Digital4Executive – «Sempre più aziende adottano soluzioni iperconvergenti e ottengono semplicità, facilità di installazione e di gestione», afferma Giorgio Ghiglia di PRES, System Integrator e Centro Formazione che da oltre 25 anni trasforma le più importanti innovazioni tecnologiche in soluzioni e servizi che migliorano la competitività delle imprese. Una di queste innovazioni è l’iperconvergenza e il modello è di tipo cloud-like: massima flessibilità e massima scalabilità in funzione delle reali esigenze di business.

In cosa si differenziano le soluzioni iperconvergenti rispetto ai sistemi tradizionali?

I sistemi tradizionali lavorano a silos: server blade tradizionali, storage arrays e network. Questo richiede un livello di expertise che può ostacolare uno sviluppo rapido del business. Inoltre il dimensionamento iniziale aggiunge costi e inefficienza per l’incapacità di questi sistemi di scalare rapidamente. L’infrastruttura iperconvergente utilizza uno storage basato sul software. Si ottiene un’alta integrazione di server x86 per il computing, lo storage, il network e la virtualizzazione, letteralmente pacchettizzati, pronti all’uso. Questo porta all’integrazione degli hypervisor e dell’infrastruttura fisica con la gestione del cluster. Lo storage è su dischi locali (ibridi o solo flash) e viene presentato come file system distribuito. Il deployment è semplice e veloce con facile scalabilità orizzontale.

Quale evoluzione hanno avuto i sistemi?

La prima generazione di sistemi convergenti era un progetto open source pronto all’uso con lo scopo di ridurre il time to market. La promessa era avere una soluzione semplice. Ma questo ha creato alcuni gap. La gestione delle piattaforme ha comunque creato silos separati perché si basava su elementi tradizionali: server, storage e network. Si “riduce” lo spazio pacchettizzando soluzioni già esistenti, ma non diminuendone la complessità. Con l’iperconvergenza parliamo di device completamente nuovi, indipendenti dallo storage e dal network.

In quali ambiti sono più vantaggiosi?

In ambito VDI: grazie alla scalabilità si può partire con un pilota per poi estendere l’ambiente. La deduplica e la compressione rendono l’infrastruttura economica. Nelle virtualizzazioni di server: si possono consolidare Sharepoint, IIS, Domain Controller ed altri. I database sono protetti con snapshot istantanee e hanno disponibilità always on. Negli ambienti di test e sviluppo: la possibilità di clonare rapidamente VM accelera il deployment ed il costo dello storage non è più un fattore limitante. Per remote e branch offices: si centralizzano la gestione di servizi e dati senza la necessità di avere competenze onsite. Negli ambienti con grandi database non è invece opportuno usare sistemi iperconvergenti, a causa dell’alto numero di transazioni. È preferibile in questi casi adottare soluzioni convergenti più classiche.

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